Istituto Superiore per la Protezione
e la Ricerca Ambientale

Cerca

Oltre la crescita economica. Protezione della biodiversità e resilienza alimentare

Autore: Giulio Vulcano (ISPRA)

21.4.2021

In Europa la crescita economica, strettamente dipendente dall’aumento di produzione e dal consumo delle risorse, ha generato e continua a generare effetti dannosi sull'ambiente naturale, erodendo la biodiversità, alterando la stabilità climatica, la salute e il benessere umano. Gli attuali modelli prevalenti di produzione e consumo non sono più sostenibili.

Sono questi alcuni dei messaggi chiave che emergono dal rapporto dell'Agenzia Europea per l'Ambiente (EEA) "Crescita senza crescita economica"[1] pubblicato nel 2021. Il rapporto ha confermato che non possiamo avere una crescita senza fine in un pianeta finito ovvero con risorse limitate. L'unica soluzione a disposizione dei vertici dell’UE, secondo gli autori del rapporto, è ripensare e immaginare un'idea nuova di progresso. Partendo da questa convinzione, l’EEA ha avviato un insieme di studi prospettici sui fattori di transizione e le narrative per il cambiamento.

Nel dibattito online svoltosi il 22 febbraio scorso (rivedibile qui) si sono riuniti responsabili politici, ricercatori e organizzazioni della società civile per discutere i risultati del rapporto dell'EEA. Al dibattito, tra gli altri, hanno partecipato Hans Bruyninckx, Direttore dell’EEA e il consigliere di Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione Europea, nonché vicepresidente esecutivo per il Green Deal europeo e il contrasto ai cambiamenti climatici. Nel corso del dibattito sono stati presentati i principali risultati scientifici di questo studio di briefing e si è discusso di come questi possono o dovrebbero contribuire a plasmare le decisioni prese a livello dell'UE e degli Stati membri.

I messaggi chiave del Rapporto dell’EEA sono i seguenti.

  • È in corso la ‘Grande Accelerazione’[2] della perdita di biodiversità, del cambiamento climatico e delle varie forme di consumo di risorse e inquinamento. Essa è strettamente collegata alle attività economiche e alla crescita economica ed è quindi di natura totalmente antropica.
  • Numerose evidenze scientifiche dimostrano che il cosiddetto “disaccoppiamento” completo e durevole tra crescita economica e consumo di risorse/inquinamento non sarebbe possibile, nonostante esso costituisca il quadro di riferimento principale delle politiche ambientali nell’UE.
  • La circolarità dell’economia al 100% è fisicamente impossibile. L'economia circolare potrebbe non portare verso la sostenibilità se le misure di circolarità continueranno ad alimentare la crescita economica che porta all’aumento del consumo complessivo di materiali.
  • L'economia della ciambella, la post-crescita e la decrescita sono alternative alle concezioni economiche più comuni e preponderanti fondate sulla crescita e offrono preziose interpretazioni e intuizioni per ripensare e riorganizzare il progresso.
  • Il Green Deal europeo e altre iniziative politiche per un futuro sostenibile richiedono non tanto soluzioni tecnologiche che aumentano il consumo di risorse, ma soprattutto cambiamenti nelle pratiche sociali e nei modelli di produzione e consumo.
  • La crescita è radicata culturalmente, politicamente e istituzionalmente.Il cambiamento richiede di affrontare queste barriere in modo democratico. In questo senso le tante comunità che vivono in modo semplice offrono ispirazione per l'innovazione sociale.

I nuovi studi prospettici dell’EEA evidenziano come sia prioritario affrontare il cambiamento con un approccio olistico che adotti la scienza della complessità, la prevenzione, la transizione e trasformazione strutturale, l’ecosystem based management (EEA, 2017[3], 2018[4], 2019[5], 2020a[6] 2020b[7]). Tra gli studi prospettici in cantiere, uno di prossima pubblicazione, denominato “Agriculture as care”, riguarda i sistemi alimentari. Questi risultati trovano ottima assonanza con gli studi che ISPRA sta conducendo dal 2017 proprio sulla resilienza dei sistemi alimentari (alcuni sintetizzati qui) secondo il paradigma socioecologico e transdisciplinare tratteggiato ora anche dalle analisi prospettiche dell’EEA e andando oltre i singoli modelli dell’uso efficiente di risorse e della sicurezza alimentare. In particolare si evidenzia il Rapporto tecnico “Spreco alimentare: un approccio sistemico per la prevenzione e la riduzione strutturali” (ISPRA, 2019) che individua nella sovrapproduzione economica (EU DG Research, 2020[8]; EEA, 2021) e nelle disuguaglianze (EEA, 2019; 2020a) le cause primarie degli sprechi sistemici e dei loro enormi impatti ambientali e sociali.

I sistemi alimentari odierni determinano infatti enormi pressioni su tutte le sfere ambientali e in particolare sulla biosfera, da cui dipende il loro funzionamento. I sistemi alimentari guidati dai modelli economici prevalenti sono i maggiori fattori di superamento dei limiti ecologici planetari e delle relative soglie di sicurezza (Steffen et al., 2015[9]; Willett et al. 2019[10]; Rockström et al., 2020[11]). Per la perdita di integrità biologica (stimata sulla base della velocità di estinzione delle specie) potrebbe già largamente essere avvenuto il superamento sia della soglia di sicurezza che dell’ancor più allarmante soglia di incertezza e forse di non ritorno (Steffen et al., 2015). I sistemi alimentari sono i maggiori responsabili anche dell'alterazione oltre i limiti planetari dei cicli naturali di azoto, fosforo e potassio, nonché del consumo di acqua e suolo, mentre il loro contributo al cambiamento climatico arriva fino a circa un terzo del totale considerando anche gli effetti indiretti (IPPC, 2019[12]). I sistemi alimentari incidono per circa un terzo sull’impronta ecologica mondiale che è di circa 2,8 ettari globali pro capite ovvero 1,6 volte la biocapacità[13] disponibile sul pianeta; i sistemi alimentari impegnano da soli circa metà della biocapacità globale. In parallelo gli impatti dei sistemi alimentari sono tra i maggiori imputati dello sviluppo di epidemie zoonotiche (IPBES, 2020[14]; Di Marco et al., 2020[15]) e sono i principali responsabili dei gravissimi squilibri sanitari che coinvolgono la maggior parte delle persone nel mondo[16], molto spesso associati a guerre e migrazioni. Meno del 33% della popolazione mondiale è attualmente autosufficiente grazie a cibo locale (Kinnunen et al., 2020[17]). Nel sistema alimentare globale si spreca almeno il 50% delle calorie prodotte, considerando oltre a perdite e rifiuti anche la sovralimentazione e la perdita netta negli allevamenti; questo spreco impegna da solo circa un terzo della biocapacità (ISPRA, 2019).

Come conseguenza delle pressioni economiche esercitate sugli ecosistemi, la Terra sta subendo una perdita di biodiversità eccezionalmente rapida e sempre più specie vegetali e animali sono minacciate di estinzione, ora più che in qualsiasi altro periodo della storia umana: si stima potrebbero essere circa 1 milione, un quarto di tutte quelle accertate (IPBES, 2019[18]; IUCN, 2019[19]). Almeno il 70% della perdita mondiale di habitat è riconducibile alle attività antropiche alimentari nel loro complesso (Campbell et al., 2017[20]; Gordon et al., 2017[21]). Il sistema alimentare globale è quindi il fattore principale di erosione della biodiversità, con l'agricoltura industriale che da sola rappresenta la minaccia per 24.000 (86%) delle 28.000 specie fin qui accertate come a rischio di estinzione (UNEP-Chatam House, 2021[22]). I principali tipi di processi attraverso cui avviene questa degradazione sono il cambio di uso del suolo, l’estrazione diretta di biodiversità, l’inquinamento, il cambiamento climatico e l’immissione di specie aliene invasive. Inoltre la FAO stima che negli ultimi cento anni si è verificata una perdita enorme di agro-biodiversità: quasi il 75% della diversità genetica di specie coltivate e allevate è andato perso e l’alimentazione umana oggi si basa per il 75% solo su 12 specie vegetali e 5 animali[23]. Si consideri poi che la protezione della biodiversità globale è di importanza fondamentale per contrastare i cambiamenti climatici in atto, i quali anche essi mettono in forte pericolo la sicurezza alimentare (Ortiz-Bobea et al., 2021[24]). Le politiche e le misure di protezione, rigenerazione e valorizzazione della biodiversità (come le nature based solutions) dovrebbero andare oltre il paradigma della crescita economica, migliorando al contempo la prosperità e il benessere generali (IPBES, 2019), anche considerando le responsabilità della delocalizzazione globale degli impatti (CBD, 2021[25]; Marques et al., 2019[26]). Ciò comporta preferire l’uso di lessico e metriche biofisiche, ecosistemiche e di benessere, riconoscendo l’esistenza di valori e benefici incommensurabili, esplorando traiettorie partecipative, conviviali e condivise nell’attuale formazione di scenari e quadri di riferimento per le azioni di protezione della biodiversità e dei sistemi socioecologici congiunti (de Boef et al., 2013[27]; Heinrich Böll Foundation 2014-2021[28]; Buscher e Fletcher, 2019[29]; Otero et al., 2020[30]).

L’utilizzo economico delle biomasse ("bioeconomia") è in aumento per via dello sfruttamento o della coltivazione, oltre che per gli scopi tradizionali, anche come materie prime alternative a quelle fossili e minerali. Ciò può portare a concorrenza nell’uso di suolo e acqua nonché ad aumenti della perdita di biodiversità, dei prezzi e dell’insicurezza alimentare, come già avvenuto nel recente passato (ISPRA, 2014[31], 2019; EEA, 2020a). Il Rapporto ISPRA (2019) evidenzia come per garantire sicurezza alimentare e ambientale sia necessario accordare priorità alle misure trasformative di prevenzione strutturale degli sprechi sistemici rispetto a quelle di bioeconomia circolare quali riciclo e recupero degli scarti, le quali sono necessarie se adeguatamente calibrate, ma non sono sufficienti. In generale i processi bioeconomici dovrebbero essere realmente sostitutivi e non aggiungersi all’esistente incrementando la domanda di risorse e le dimensioni economiche complessive. Se resta inalterato il paradigma di crescita i processi di recupero e riciclo alimentare hanno bisogno della sovrapproduzione e sovraofferta di eccedenze per svilupparsi, sostenendo il medesimo sistema di mercato basato su produttività unitaria, competizione, concentrazione e stimoli al consumo. Anche le attività bioeconomiche dovrebbero quindi rispettare le condizioni di rinnovabilità delle risorse. Nel settore alimentare ciò comporta ridurre la produzione di eccedenze a limiti minimi “fisiologici” determinati in base alle capacità naturali locali e ai metodi agroecologici di rigenerazione quasi-circolare. I bassi tassi attuali di circolarità dovuti all’impiego di complesse infrastrutture industriali confermano che minore è la scala e più aumenta l’efficacia dei processi di riciclo e delle connesse reti alternative (Garnett et al., 2015[32]; Piques e Rizos, 2017[33]; EEA, 2021). In questi modi si permetterebbe a una bioeconomia realmente quasi-circolare di non produrre vari tipi di effetti complessi di retroazione sistemica (EEB, 2019[34]) che rendono improbabile il “disaccoppiamento” completo, ostacolano l’efficacia delle politiche in atto e bloccano il cambiamento (EEA, 2021). Tra queste retroazioni che si autoalimentano vi sono lo spostamento degli impatti e l’effetto “rimbalzo” in cui l’aumento dell’efficienza tecnologica di alcuni settori al contempo favorisce la diminuzione dei costi unitari e di conseguenza gli aumenti della domanda, che portano ad aumenti dei consumi totali di risorse e degli impatti negativi complessivi, molto spesso delocalizzati globalmente o in altri settori (UNEP, 2018[35]; IPBES, 2019; EEA, 2020b, 2021).

La complicata sfida di proteggere gli ecosistemi e al tempo stesso garantire la sicurezza alimentare della popolazione globale in modo sostenibile ha attirato una crescente attenzione da parte delle principali istituzioni ambientali e dei governi. Negli ultimi anni il discorso si è spostato dalla "produzione rispettosa dell'ambiente" alla "sostenibilità del sistema alimentare" ovvero a considerare e migliorare la resilienza dell’intero sistema, nel rispetto dei limiti. La ricerca ISPRA, in linea con i risultati degli studi dell'EEA, ha dimostrato che per raggiungere gli obiettivi ecologici e sociali occorre non solo ridurre le pressioni derivanti dalla produzione, ma inoltre attuare una serie di sostanziali cambiamenti delle filiere e del consumo, anche mediante educazione, formazione, partecipazione dei cittadini e ulteriore ricerca-azione. La resilienza è una caratteristica indispensabile per la sostenibilità del futuro sistema alimentare, specialmente in un contesto di crescenti incertezze dovute ai cambiamenti ambientali e alla variabilità che supera le capacità previsionali. La resilienza è la capacità ecologica e sociale di affrontare e adattarsi ai cambiamenti e ai disturbi, anche quelli imprevisti o potenzialmente destabilizzanti. Essa fonda il suo potenziale rigenerativo sull’omogenea distribuzione dei benefici derivanti dall’interconnessione tra un’elevata diversità di “agenti”. Ciò può garantire lo scambio reciproco di caratteristiche multifunzionali essenziali per far sì che l’intero sistema possa adattarsi ai cambiamenti o creare le necessarie trasformazioni, specie in situazioni critiche. Si riferisce perciò anche alla capacità di mutazione profonda di un sistema instabile e non più sostenibile.

Attraverso l’elaborazione delle evidenze scientifiche disponibili, gli studi ISPRA descrivono come per raggiungere la resilienza socioecologica sia primaria una trasformazione strutturale dei sistemi alimentari, invocata ormai da molte istituzioni internazionali con vari accenti[36]. Essa dovrebbe basarsi sinteticamente su: democratizzazione ed equità (EU DG Research, 2020; Nature Food, 2020[37]; FAO, 2020[38]; IPBES, 2019), riduzione dei consumi (EU DG Research, 2020; EEA, 2021, IPBES, 2019), della pressione demografica[39] e degli usi non alimentari dei prodotti edibili (EEA, 2017, 2020a), diete sane preferendo prodotti vegetali e non iperprocessati (EEA, 2017, 2019, 2020b; UNEP, 2019) e sullo sviluppo di reti (autosufficienti e cooperative) di sistemi alimentari locali, ecologici, di piccola scala e solidali (EEA, 2019; EU DG Research, 2020; FAO, 2020) in grado di prevenire e ridurre drasticamente gli sprechi (ISPRA, 2019[40]). Perciò è fondamentale facilitare, replicare e trarre ispirazione dalle esperienze virtuose già avviate e dalle diverse comunità che vivono in modo semplice ed equilibrato o integrato con l’ambiente naturale (ISPRA, 2019; EEA, 2020a, 2020b, 2021).

 


[1] https://www.eea.europa.eu/publications/growth-without-economic-growth/growth-without-economic-growth

[2] La Grande Accelerazione, sensu Steffen et al. (2015), si riferisce al periodo, cominciato negli anni Cinquanta, contrassegnato da un rapido cambiamento socio-economico e ambientale, di natura antropogenica, senza precedenti nella storia umana.

[3] EEA, 2017, Food in a green light: a systems approach to sustainable food, EEA Report No 16/2017, European Environment Agency

[4] EEA, 2018, Perspectives on transitions to sustainability, EEA Report No 25/2017, European Environment Agency

[5] EEA, 2019, Sustainability transitions, EEA Report No 9/2019, European Environmental Agency – si vedano in particolare i numerosi riferimenti agli alternative food networks

[6] EEA, 2020a, Drivers of change of relevance for Europe’s Environment and sustainability, EEA Report No 25/2019, European Environmental Agency

[7] EEA, 2020b, The European Environment - State and Outlook (SOER) 2020, European Environmental Agency – Parti 3 e 4

[8] Directorate-General for Research and Innovation (European Commission), Group of Chief Scientific Advisors, 2020, Toward a sustainable food system - Moving from food as a commodity towards food as more of a common good: “Post consumerism and reduce food overproduction - Initiatives that can be considered as ‘pilots’, which have been found to be successful include a national ‘fat tax’, a national case of achieving economies of scales with respect to the organic food market, local alternative food supply networks bringing consumers directly together with producers.”

[9] Steffen et al., 2015, Planetary boundaries: guiding human development on a changing planet, Science, Vol. 347 no. 6223

[10] Willet et al., 2019, Food in the Anthropocene: the EAT–Lancet Commission on healthy diets from sustainable food systems, The Lancet | Volume 393, Issue 10170, p447-492

[11] Rockström et al., 2020, Planet-proofing the global food system, Nature Food volume 1, pages 3–5 (2020)

[12] IPCC, 2019, “Land change report”, UN Intergovernmental Panel on Climate Change

[13]  La capacità di un determinato territorio di rinnovare le proprie risorse biologiche e di assorbire emissioni e rifiuti prodotti (Global Footprint Network, 2021 edition of the National Footprint and Biocapacity Accounts)

[14] IPBES, 2020, Workshop Report on Biodiversity and Pandemics of the Intergovernmental Platform on Biodiversity and Ecosystem Services – si veda l’articolo ISPRA “I nessi tra pandemie e declino della biodiversità in un rapporto IPBES”

[15] Di Marco et al., 2020, Sustainable development must account for pandemic risk, PNAS February 25, 2020 117 (8) 3888-3892

[16] Secondo i dati delle organizzazioni delle Nazioni Unite (FAO, IFAD, UNICEF, WFP e WHO) circa il 66% della popolazione mondiale soffre di gravi problemi nutrizionali: 12% denutrito 27% malnutrito 27% sovralimentato e malnutrito (ISPRA, 2019)

[17] Kinnunen et al., 2020, Local food crop production can fulfill demand for less than one-third of the population, Nature Food, 1, no. 4, 229-237, doi:10.1038/s43016-020-0060-7

[18] IPBES, 2019, Global Assessment Report on Biodiversity and Ecosystem Services, Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services – si veda anche l’articolo ISPRA sulla giornata internazionale per la biodiversita

[19] IUCN, 2019, Red list of threatened species, International Union for Conservation of Nature

[20] Campbell et al., 2017, Agriculture production as a major driver of the Earth system exceeding planetary boundaries, Ecology and Society 22(4):8

[21] Gordon et al., 2017, Rewiring food systems to enhance human health and biosphere stewardship, Environmental Research Letters, Volume 12, Number 10, 2017 IOP Publishing Ltd

[22] UNEP-Chatam House, 2021, Food System Impacts on Biodiversity Loss - Three levers for food system transformation in support of nature, UN Environment Programme - Chatham House

[23] FAO, 2019, State of the World’s Biodiversity for Food and Agriculture, UN Food and Agriculture Organization - si veda anche l’articolo ISPRA “Tutelare l’agrobiodiversità con le filiere alimentari corte ecologiche e locali

[24] Ortiz-Bobea et al., 2021, Anthropogenic climate change has slowed global agricultural productivity growth, Nature Climate Change volume 11, pages 306–312 (2021)

[25] CBD, 2021, Detailed scientific and technical Information related to the proposed goals and targets, CBD/SBSTTA/24/INF/21, UN Convention on Biological Diversity

[26] Marques et al., 2019, Increasing impacts of land use on biodiversity and carbon sequestration driven by population and economic growth, Nature Ecology & Evolution volume 3, pages 628–637 (2019)

[27] de Boef et al., 2013, Community Biodiversity Management. Promoting resilience and the conservation of plant genetic resources, Routledge

[28] Heinrich Böll Foundation, 2014-2021, Dossier: New Economy of Nature, all’interno del quale si critica aspramente la creazione di nuova crescita economica basata su servizi e mercati finanziari della biodiversità (cosiddetto “capitale naturale”); si vedano in particolare “New Economy of Nature. A critical introduction by Thomas Fatheuer, 2014”, “Economic Valuation and Payment for Environmental Services. Recognizing Nature’s Value or Pricing Nature's Destruction? A Discussion paper by Jutta Kill, 2015” e “50 shades of green. Part. II: The fallacy of environmental markets. Green finance observatory, 2019”

[29] Buscher e Fletcher, 2019, Towards Convivial Conservation, Conservation and Society 17(3) 2019 doi:10.4103/cs.cs_19_75

[30] Otero et al., 2020, Biodiversity policy beyond economic growth, Conservation Letters – Society for conservation biology, Volume 13, Issue 4, July/August 2020

[31] ISPRA, 2014, Impacts of short rotation forestry plantations on environments and landscape in Mediterranean basin, Rapporti 196/14, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale

[32] Garnett et al., 2015, Lean, green, mean, obscene…? What is efficiency? And is it sustainable?, Food Climate Research Network

[33] Piques e Rizos, 2017, Peer-to-Peer and the Commons: A Matter, Energy and Thermodynamic Perspective, P2P Foundation

[34] EEB, 2019, Decoupling debunked – Evidence and arguments against green growth as a sole strategy for sustainability, European Environmental Bureau

[35] UNEP, 2018, Inclusive Wealth Report. Interim report of an independent review on the economics of biodiversity by Managi and Kumar, United Nations Environment Programme

[36] Oltre a quelli già citati in questo articolo, si ricordano tra gli altri anche: UNEP 2019 "Global earth outlook" (UN Environmental Programme), CBD 2019 “Global Biodiversity Outlook” (UN Convention on Biological Diversity), IAASTD 2020 “Transforming our food system” (UN International Assessment of Agricultural Knowledge, Science and Technology for Development), le Strategie UE 2020 Farm to Fork e per la Biodiversità, i diversi rapporti annuali del High Level Panel of Experts FAO (UN Food and Agriculture Organizzation) e quelli di IPES-FOOD (International Panel of Experts on Sustainable Food Systems).

[37] Nature Food, 2020, Democratizing food systems, Nature Food 1, 383 (2020), https://doi.org/10.1038/s43016-020-0126-6 - Sulla mercificazione e la “spettacolarizzazione” del cibo che generano disuguaglianze e sui diversi “regimi” alimentari si vedano tra gli altri: Nebbia, 1999, La violenza delle merci; Nestle 2006, What to eat; Mentinis, 2016, The Psychopolitics of Food - Culinary rites of passage in the neoliberal age; Legun, 2017, Desires, sorted: Massive modern packing lines in an era of affective food markets; Routledge Handbook of Food as a Commons, 2019, edited by Vivero-Pol, Ferrando, De Schutter, Mattei; McMichael, 2021, Political economy of the global food and agriculture system.

[38] FAO, 2020, Committee on World Food Security - High Level Panel of Experts, Food security and nutrition: building a global narrative towards 2030: “Potential Policy Directions: support the development of diverse distribution networks such as a territorial market approach that can help improve food system equity and can strengthen the agency of producers and citizens, by empowering them vis à vis concentrated agricultural supply chains and retail outlets dominated by powerful transnational corporations.”

[39] Gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda ONU 2030 3.7 e 5.6 sulla salute e la pianificazione riproduttiva confermano che quello demografico è un problema fondamentale e ineludibile sia nel Sud del mondo sia tanto più nel Nord, dove la saturazione delle capacità naturali locali è avvenuta da tempo e i sovra-consumi si basano in buona parte sulle risorse del Sud – Si veda anche Kallis, 2019, Limits: Why Malthus Was Wrong and Why Environmentalists Should Care, Stanford University Press.

[40] Il Rapporto ISPRA (2019) descrive gli strumenti di prevenzione strutturale degli sprechi sistemici che portano a una riduzione del 67% in media nel caso di sistemi alimentari locali, biologici e di piccola scala e fino al 90% in media nel caso di reti alimentari paritarie, locali, ecologiche, solidali e di piccola scala.