Orientarsi sulla nuova etichettatura energetica

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Proprio come già avveniva per elettrodomestici ed edifici, arriva ora il turno degli impianti di riscaldamento dell’acqua e degli ambienti, per i quali diventa obbligatoria un’etichetta che quantifica la loro classe energetica e, in parallelo, si richiede il raggiungimento di standard minimi di efficienza, grazie all’azione congiunta di due Direttive Europee.

La Direttiva 30/2010, la cosiddetta Energy Labelling, integrata poi dai Regolamenti 811/2013 e 812/2013, rende obbligatoria l’etichettatura energetica per tutti i prodotti fino a 70 kW di potenza termica e i serbatoi di accumulo fino a 500 litri di volume.
L’altra Direttiva è invece la 125 del 2009, la Ecodesign, che impone, sul lato dell’offerta dei prodotti, requisiti minimi di efficienza energetica dei prodotti stessi. Questa normativa, completata dai Regolamenti 813 e 814 del 2013, si riferisce a dispositivi fino a 400 kW di potenza termica e serbatoi di accumulo con volume massimo di 2000 litri.

Il nuovo progetto europeo LabelpackA+, finanziato nell’ambito del programma Horizon 2020, che vede coinvolti sei Paesi Europei e i cui referenti per l’Italia sono Assolterm (Associazione Italiana Solare Termico), Politecnico di Milano (Dipartimento di Energia), e Legambiente, mette a disposizione sul suo sito internet una serie di strumenti utili per facilitare la vita di operatori del settore e consumatori nell’applicazione dell’etichetta energetica nei sistemi di riscaldamento.